Madda esce dall’Europa: India, here I am

Madda esce dall’Europa: India, here I am

Ebbene sì. Che ci crediate o no, grazie al mio lavoro, sono uscita per la prima volta dai confini europei. E quale migliore inizio se non l’India? Tanto vale giocarselo bene questo shock culturale.

 

Arrivati, siamo arrivati

Dopo otto ore di aereo, atterriamo a Delhi. Otto ore non sono poi così tante. Pensandoci bene, ci abbiamo messo molto più tempo a raggiungere l’Austria in autobus da Amsterdam.

Scendiamo dall’aereo ed è già notte. È buio e non si vede quasi nulla. Ma non serve uscire dall’aeroporto per rendersi conto di essere davvero a seimila chilometri di distanza da casa. L’intero pavimento è ricoperto da una moquette colorata, le decorazioni sono tipicamente indiane e i bagni delle donne e degli uomini sono distinguibili grazie a gigantesche fotografie di – rispettivamente – donne e uomini indiani.

Ci dirigiamo verso l’uscita. Un addetto al controllo passaporti inaugura il mio passaporto con un timbro. Il suo collega, prima di lasciarmi passare, fa un sincero complimento per la bellezza della mia busta porta-tutto. Lo stesso collega, diventa ancora più entusiasta quando gli faccio notare che la busta in questione è in tinta con il mio porta passaporto.

Ci avviamo verso l’uscita. Sono venuti a prenderci i nostri colleghi indiani. È quasi mezzanotte e ci sono 36 gradi centigradi. Finalmente il caldo. Si sentono tamburi in sottofondo, di certo non per noi. Inizio a seguire i nostri accompagnatori verso la macchina e, dopo neanche un minuto, sento qualcuno che mi chiama toccandomi il braccio.
Ecco, cosa ho sbagliato?“, penso dentro di me mentre mi volto.
Vedo una bellissima ragazza indiana. Porta un vestito tradizionale, di un colore sgargiante. Mi sorride.
Welcome to India!“. E se ne va.

 

Non serve nascondere la guida della lonely planet perché, tanto, si vede che siamo turisti

Fin dai miei primi viaggi in Italia, mi è sempre stato detto di camuffare al meglio il fatto di essere turista. Nascondi la cartina, la guida della lonely planet, gli sguardi da “questa cosa è tanto strana” e quanto altro ti possa venire in mente. Altrimenti, sarai preda facile dei borseggiatori e dei truffatori.

Al primo luogo che andiamo a visitare, il giorno dopo essere arrivati, c’è una coda lunghissima. Ci stiamo quasi per rinunciare quando il nostro autista ci fa cenno di seguirlo. Arriviamo ad uno sportello che vende biglietti a soli turisti. Biglietti più o meno venti volte più costosi di quelli normali ma il prezzo è comunque accettabile.
Il ragazzo in biglietteria fa cenno al nostro amico di mettersi in fila, come stanno facendo tutti. Il nostro amico – come risposta – indica me. Capelli chiari, occhi azzurri, pelle trasparente. Il bigliettaio ci fornisce immediatamente biglietti per tutti. Pur volendo spendere quei soldi per un biglietto, se sei indiano non puoi farlo.

Ci dirigiamo all’entrata dedicata ai turisti e tutti ci fissano. Certo, stiamo saltando la coda e tutti ci odiano. Ma, devo ammetterlo, sono felice di saltare la coda visto che ci sono quasi 40 gradi.

Entriamo, facciamo due passi e – nonostante la fila sia ormai un ricordo lontano per tutte quelle persone – mi sento osservata. Mi guardo intorno, non ci sono tante persone bionde.
Ecco, più turista di così si muore. Chissà cosa mi capiterebbe se non fossi con due indiani“.

Ad un certo punto, vedo un gruppo di persone che si avvicina a me. Una bimba di una decina di anni mi guarda e, timidamente, mi chiede di poter fare una foto insieme a me. I genitori la stanno guardano sorridendo. E lì, mi si scioglie il cuore.

 

Non puoi dire di aver vissuto l’India se non sei stato su una macchina a Delhi

Non solo i due cari indiani ci hanno fatto da guida tutto il primo giorno. Ma ci hanno anche portati in giro in macchina. (Piccola nota di merito all’autista il quale, non solo ci ha trasportati sani e salvi da un luogo all’altro, ma è anche in grado di uccidere zanzare con un colpo di mani deciso mentre guida. Mentre guida a Delhi.)

Stiamo sfrecciando per strada (con brusche frenate qua e là) quando decido che questa è una delle esperienze più emozionanti della mia vita.

Sono seduta dietro all’autista, sul lato destro della macchina. Guidano sul lato opposto al nostro ma, nonostante i parecchi chilometri già percorsi, non mi sono davvero resa conto di questa cosa. È una strada composta di tre corsie per senso di marcia. Ci sono macchine sia a destra che a sinistra.

La macchina davanti a noi sta andando troppo lenta.
Colpo di clacson e via, superiamo sulla sinistra. La macchina successiva, invece, la superiamo sulla destra.
Una macchina davanti a noi sta superando – correttamente – sulla destra.
Ma sta andando contromano, invadendo la corsia opposta.
La macchina che le sta venendo incontro – per evitarla – si sposta con tanta naturalezza sulla (nostra) sinistra. Adesso è sulla nostra corsia e siamo noi quelli che si devono scansare.
Una bicicletta sta percorrendo contromano la corsia più a sinistra, occupandola quasi interamente.
Una famigliola attraversa la strada tranquillamente, facendo cenno alle macchine di rallentare.
Ci supera una famiglia intera in scooter. Tutti sullo stesso scooter, ovviamente. Due genitori con il casco e due bambini troppo piccoli per riuscire addirittura ad indossarlo.

Quasi dimenticavo di nominare i colpi di clacson successivi al primo. In realtà, non riesco a stimarne il numero. Neanche lontanamente. A dirla tutta, se provo anche ad ascoltare invece che solo guardare, l’unica cosa che sento è un rumore ininterrotto di clacson.

Non sono mai stata brava in fisica ma sono certa che le sue leggi non funzionano equamente in giro per tutto il mondo. Infatti, se a Delhi ci fossero le stessi leggi fisiche del Trentino, avremmo fatto un incidente più o meno ogni otto minuti.

 

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