Gli open space sono davvero così male?

Gli open space sono davvero così male?

Sono ormai due anni che vivo in Olanda e, come ben sapete, ogni tanto mi piace tirare le somme della mia esperienza. Oggi sono di nuovo qui, con una riflessione sul lavoro che mi è venuta dopo aver letto un articolo di Oliver Burkeman sul fallimento degli open space.

Non conosco Burkeman, ma sono abbastanza certa nel dire che ha più esperienza e conoscenza di me in questo ambito. Ad ogni modo, vorrei criticarlo e ricordargli che abbiamo tutti gusti e necessità diverse. Non solo sono due anni che vivo ad Amsterdam, ma sono anche due anni che lavoro in diversi open space. Ho cambiato quattro lavori e tutte le quattro aziende avevano optato per un open space, più o meno grande.

Sinceramente? Io li considero tuttora una gran figata.

Non voglio alzarmi la mattina e pensare di chiudermi da sola in una stanza da sola. Anzi, magari con un paio di colleghi che non mi rivolgono nemmeno parola. Io voglio alzarmi la mattina ed essere felice. Voglio avere i miei cinque minuti no e sentirmi libera di riprendermi in fretta, distraendomi per dieci minuti con i colleghi del tavolo accanto. Avrò anche lavorato dieci minuti in meno, probabilmente anche quindici minuti in meno in tutto il giorno, ma le altre sette ore e quarantacinque minuti so di essermi impegnata con interesse. Voglio essere una dipendente felice, che lavora meglio proprio per questo.

Insomma, diciamocelo chiaro: io la mattina faccio i miei 9km di bicicletta sorridendo solo perché so che mi aspetta una giornata piena di persone che interromperanno il mio lavoro, persone che fischietteranno in maniera odiosa mentre attraversano la sala, persone che mangiano cose dall’odore assai sgradevole che si diffonde per tutto l’ufficio e persone che – solo guardandole lavorare con così tanto impegno – mi fanno realizzare che io sono solamente una piccolissima e insignificante parte dell’universo. Perché no, non credo nella gente che riesce a migliorare sé stessa passando otto ore al giorno davanti allo schermo di un computer ed interagendo con il mondo esterno solamente in riunioni nelle quali devono difendere a tutti i costi la propria posizione. No, non ci credo.

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