Ma chi l’ha detto che se non sei andato all’estero non sei nessuno?

Ma chi l’ha detto che se non sei andato all’estero non sei nessuno?

Avevo 19 anni quando sono andata per la prima volta a vivere in un Paese straniero, completamente sola. Dopo un anno, al momento del rientro in Italia, ero una persona diversa. Non ero cambiata. Ero solamente cresciuta. E, per la prima volta nella mia vita, ero davvero me stessa.

Da quel giorno, ho sempre insistito con i miei amici perché facessero un’esperienza all’estero. Ho sempre sostenuto ad alta voce l’importanza di tutto ciò. E si, ho anche sempre avuto simpatia maggiore nei confronti di coloro che hanno vissuto all’estero almeno per sei mesi.

Ma solo recentemente mi sono resa conto di come questa cosa venga interpretata erroneamente da quasi chiunque.

 

Non è vero che solo se se vai all’estero sei un figo

Ma chi l’ha mai detta questa cosa? Chi l’ha detto che non sei nessuno se non hai vissuto all’estero?

Non è vero che l’Italia fa schifo e che è figo solo chi se ne va all’estero. Non è vero che se ti piace vivere in un piccolo paesino del Trentino sei un montanaro mammone.

Vivere all’estero è un’esperienza come tante altre. Ti insegna a crescere, a cavartela da solo anche con una lingua straniera e in mezzo ad una burocrazia impossibile. Vivere all’estero significa bombardare te stesso di stimoli e di scoperte impensabili prima d’ora.

Io incito le persone ad andare all’estero allo stesso modo con il quale le incito a cambiare quel lavoro tanto odiato, ad iniziare quello sport tanto desiderato, a buttarsi in quell’amore pieno di paure, a rischiare quel progetto tanto sognato, ad andare a vivere da soli in un’altra città italiana.

 

E poi, c’è da invidiare anche chi se ne sta fermo a casa propria

Lo ammetto, a volte invidio coloro che sono sempre stati felici nella propria terra nativa. Ma quelli felici per davvero, non quelli che sostengono di esserlo ma poi si lamentano da mattina a sera. Perché li invidio? Perché, forse, non sapranno mai cosa significa vivere le proprie giornate non sentendosi più a casa da nessuna parte.

Dopo che cambi cinque città e sette case in sette anni, casa non è più solo un luogo specifico. Casa può essere un sapore, una canzone, un’espressione in una lingua straniera. Casa può essere una bicicletta. Può essere la voce di una certa persona. Casa possono essere le montagne ma anche il traghetto per andare a casa. Casa può essere un aeroporto. Ma non uno qualsiasi, proprio quell’aeroporto specifico. Quello dove ti senti a tuo agio. Casa può essere ovunque ma, in fondo, non è da nessuna parte. Ovunque ti trovi, ti senti a casa e, allo stesso tempo, ti mancano tante altre case. E, per quanto mi ritenga fortunata di aver scoperto un mondo cosi vario, ogni tanto sarebbe bello poter rinchiudere la parola casa in un’unica definizione.

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